lunedì 12 settembre 2016

E ARRIVÒ L'ERA DELLA SPESA ECOLOGICA

c'era una volta....

  Da "La Piazza Web"
13/02/2009
 E ARRIVÒ L'ERA DELLA SPESA ECOLOGICA
 Cresce il popolo dei consumatori che comprano prodotti di qualità risparmiando sugli imballaggi e, allo stesso tempo, rispettando l'ambiente. Si moltiplicano le iniziative a riguardo da parte delle grandi distribuzioni, ma la vera forza arriva "dal basso"
13-02-2009 | Esigenza di risparmio o moda mista a ideologia? Quando si parla di consumi "ecosostenibili", la linea di confine è sottile, ma il fenomeno è sempre più diffuso: detersivi alla spina, latte e saponi sfusi, buste riciclabili, prodotti acquistati direttamente dai produttori per risparmiare su imballaggi e trasporti. E direttamente dagli anni Settanta sono pure tornati i pannolini di stoffa, quelli che devono essere pazientemente lavati e rilavati e che proprio qualche settimana fa l'Amiat ha regalato a 200 sue dipendenti "per sensibilizzare le famiglie ad uso consapevole delle risorse". E se una volta il consumatore ecologico era alla fine quello che spendeva di più (basti pensare al prezzo più elevato dei prodotti con certificazione biologica), adesso è possibile conciliare entrambe le cose: rispettare l'ambiente e salvaguardare il portafogli. Tra le iniziative che le grandi catene di distribuzione hanno avviato a riguardo, spopola soprattutto l'apertura di rivendite Eco point, centri dove acquistare i prodotti direttamente da grandi contenitori, evitando imballaggi e comprando la quantità desiderata senza sprechi. A Torino c'è ad esempio la Crai di corso Moncalieri, dove pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca, caffè, spezie, caramelle e detersivi vengono venduti "sfusi" e i sacchetti usati sono rigorosamente in materiale biodegradabile. Ma c'è anche la possibilità di bypassare le grandi catene, instaurando un contatto diretto con i produttori. Per un'efficiente ecosostenibilità, il comportamento dei singoli, del resto, rimane sempre la via più incisiva. Lo sanno bene coloro che già da tempo hanno familiarità con i Gas, i Gruppi di acquisto solidali, che organizzano momenti di incontro per comprare all'ingrosso prodotti alimentari e di uso comune, da ridistribuire tra i presenti (per tutte le informazioni del caso: www.retegas.org). A Torino si moltiplicano sempre di più, sparsi in ogni quartiere e con i nomi più curiosi come Gaspacho, Gasato, associazione Allegre credenze, Zabadaba, Amigas o Manitese. Uno dei più "giovani" Gas, che proprio in questi giorni sta muovendo i primi passi, è "La cavagnetta", che si riunisce a San Salvario e che è stato messo su da un gruppo di colleghi con già alle spalle l'esperienza positiva di un Gas ad Avigliana. Quest'ultimo conta una partecipazione di circa 80 famiglie ed è attivo da quasi un anno: "Abbiamo cominciato in maniera piuttosto spontanea - racconta Anna Maria Minutiello, una delle responsabili - e non sapevamo da dove iniziare. Oggi non potremmo farne a meno e tra noi ci sono persone di tutti i mestieri e categorie, dal dentista alla disoccupata. Per noi, il gruppo d'acquisto non è una moda da seguire ma un'opportunità per tutti di prendere prodotti di qualità a un prezzo conveniente". Alla base dell'organizzazione c'è soprattutto tanto volontariato: bisogna individuare i beni che interessano, contattare chi li produce, organizzare la consegna e la compravendita. "Qualsiasi cosa potrebbe essere procurata attraverso un Gas - racconta ancora la Minutiello - Certamente, se parliamo di vestiario, è un po' più difficile. Di sicuro l'iniziativa comincia a dare fastidio alle grandi distribuzioni; ma almeno, quando torno a casa, non sono più costretta a portarmi dietro mille pacchi e a buttarne via almeno la metà".
Luigi Citriniti

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